Zanza – Il re di Rimini – L’uomo da 6000 donne – Storie di Casanova moderni

ZANZA, IL RE DI RIMINI

 

Siamo alla fine degli anni ’70 e la Riviera Romagnola pullula di turismo e in particolar modo di bellezze straniere. Il lungomare e i locali notturni sono affollati da donne svedesi, francesi, inglesi, tedesche.
Tra questi, uno su tutti: il Blow Up, con il suo buttadentro Maurizio Zanfanti, detto ZANZA.
Noto per la sua fama di latin lover, giunta oltre i confini italiani – tanto che le straniere arrivano da tutta Europa per sperimentare lo spirito dell’amore latino – Maurizio ha un atteggiamento estremamente gentile e il look ideale, un mix giusto per sedurre le donne. Diventa talmente “famoso” per le sue doti al punto che la BILD, forse il più importante quotidiano tedesco, – tanto per intenderci, siamo al livello del nostro “La Repubblica”, non so se mi spiego – decide di scrivere un articolo su di lui.

Rimini casanova zanza
Zanza, il rubacuori della Riviera dal fisico prestante, con pantaloni di pelle, stivaletti e gilet borchiati, che fanno impazzire le straniere. Petto moderatamente villoso, grosse collane e braccialetti non sono, però, l’unico ingrediente per ammaliare le donne.
Lui è l’esemplare perfetto per la dimostrazione di tutti i luoghi comuni sulla virilità dell’italiano, motivo per cui le straniere scelgono Rimini per le vacanze romantiche.

Si chiama Maurizio Zanfanti. Anzi, Zanfanti Maurizio. Fa il buttadentro al Blow Up, uno dei mille locali notturni romagnoli e, occasionalmente, recita in qualche cameo ricoprendo il ruolo di sé stesso.
È uno dei maggiori esperti di contabilità mai visti: sostiene, infatti, di avere felicemente portato a termine atti sessuali con MIGLIAIA DI TURISTE. Sei o sette catenine dʼoro, una delle quali recante la vistosa targhetta “Zanza”, decorano il petto, e altrettanti anelli adornano le mani con le quali il nostro rivolge affettuosi saluti alle sbarbine in transito.




QUI L’INTERVISTA PER IL SUO ABBANDONO “DALLE SCENE”, AVVENUTO NEL 2015

«Tutta promozione per la Riviera. Penso di averne fatta molta più io che cento agenzie», sorride Maurizio Zanfanti, in arte Zanza, re delle disco e dei playboy romagnoli e italici.

Dopo una vita dedicata a far felici le signore, riuscirà a andare in pensione?

«Sono convinto, ormai quello che dovevo fare l’ho fatto, ho dato molto»

A dirla tutta, lei da qualche anno giura che smette, poi ci ricasca…

«No, ho ormai abdicato. Sono nato nel 1955, sa cosa vuol dire?»

Dica lei.

«Che quest’anno compio 60 anni».

Sembra in piena forma, dalla chioma bionda al fisico asciutto. Fa molta palestra?

«Mai entrato in una palestra. Ma ho fatto moltissima ginnastica sui letti» (ride).

Si parla di 200 ragazze a stagione, ai tempi d’oro. È vero?

«Certe estati è successo».

L’agenzia che portava le nordiche a Rimini si chiamava “‘Club 33”: perché?

«Semplice: reclutavano esclusivamente turisti sotto i 33 anni».

Restando in tema, lei a fine estate ‘88, all’età di 33 anni, ammise un calo.

«Sì, un’estate di magra. Solo 120 donne, contro le 150 dell’estate precedente. C’era la psicosi dell’Aids che raffreddava un po’ la passione. Poi è passata»

Ma è vera anche la storia del doppio turno serale, o triplo?

«Confermo. E poi…»

Dica.

«Mentre in estate facevo il direttore artistico – buttadentro, nei mesi invernali giravo il Nord Europa per stringere contratti per la stagione successiva».

E andava a visitare le sue belle.

«Sì, erano visite molto gradite».

Tra le leggende, quella di un riminese che d’inverno va in Svezia per una conquista estiva, e sul comodino trova la foto di Zanza…

«Questa non la sapevo».

Quella dell’inviata di un magazine francese, giunta per intervistarla, con la quale finisce in gloria?

«E lei poi scrive tutti i dettagli, o quasi, nel reportage? Verissimo».

Ma è vero che ha sedotto 6.000 donne?

«Sinceramente ho perso il conto, ma ci può stare, considerando 35 anni di lavoro nei disco pub, dal Blow Up allo Chic a Rimini, poi il Garage a Cortina dove ancora arrivavano le scandinave quando in Romagna erano ormai “estinte”».

Quando ha iniziato a fare il buttadentro?

«Nel 1972, avevo solo 17 anni, al mitico Blow Up di Lanzetti».

Poi un crescendo rossiniano. Le mancano quei temi?

«Sì certo, ma sono irripetibili. Anzitutto perché ho una compagna. Poi perché la Rimini di oggi è molto diversa. Eravamo un paradiso, abbiamo perso molto, giochiamo in difesa, le straniere sono pochissime».

Cosa fa ora per vivere?

«Da sei estati gestisco il bar Brigantino»

Riceve visite di sue ex fiamme?

«Tantissime, oggi sposate, e anche delle loro figlie che vogliono vedermi. Solo vedermi, lo scriva».